In questa rubrica vogliamo presentarvi le protagoniste della nostra squadra, raccontandovi gioie, dolori, speranze di ragazze che da piccole hanno deciso che il calcio sarebbe stato parte della loro vita. Iniziamo questa sequenza di incontri ravvicinati con Nicoletta Mazza, Nicky per gli amici, capitano e anima della squadra, un vero leader in campo e fuori, ma che sotto un apparente scorza di ferro racchiude un cuore d’oro.
Nicky, vuoi raccontarci com’è iniziata la passione per il pallone?
E’ iniziata tanto tempo fa. Ho un bellissimo ricordo di me che gioco con i miei due fratelli nel cortile di casa. Si giocava maschi contro la femmina (io ero il Milan e loro la Juve), ma nonostante l’inferiorità numerica a spuntarla ero sempre io. A quei tempi loro erano molto appassionati di brioches, pertanto la velocità era dalla mia parte. Da lì è nata la mia passione che ancor oggi è così forte proprio perché legata a questo ricordo, forse il più bel ricordo della mia infanzia. Sono stata fortunata perché sin da piccola la mia famiglia mi ha sempre sostenuto nella pratica sportiva. I miei genitori, lavorando sette giorni su sette non sono mai riusciti a seguirmi costantemente, ma il loro apporto morale non è mai mancato e comunque mi è bastato che ci fossero alla gara di spareggio con il Presezzo dello scorso aprile.

Quali sono state le tue squadre?
Ho iniziato con i bambini nel Chiari, poi sono passata al Franciacorta, prima con il calcio a sette e poi a undici facendo la trafila nelle giovanili fino alla prima squadra.
Della quale a 20 anni ne sei diventata il capitano. Che effetto fa, così giovane far da capitano a ragazze anche molto più grandi?
E’ sicuramente un onore, era già da tanti anni che facevo parte di questa squadra e ho visto passare tante ragazze prima e dopo l’investitura. Era un obbiettivo al quale volevo arrivare, certo all’inizio forse non ho capito subito l’importanza del ruolo, ma adesso ho la coscienza della responsabilità che questo comporta, soprattutto nel femminile. All’interno della squadra devo cercare di mediare il più possibile, ma qualche volta sono chiamata a prendere delle posizioni ben precise, proprio perché essere capitano vuol dire anche questo, anche a discapito di chi non la pensa come me. Il capitano è un riferimento per la squadra con i pro e con i contro, il che può voler dire anche non essere amata da tutte. Devo dire però che nel mio caso nessuna delle mie compagne mi ha mai mosso un critica, anzi mi rinnovano sempre affetto e stima e mi fanno capire che non vorrebbero essere rappresentate da nessun altra che non fossi io.

Con gli allenatori che rapporto hai?
Non ho mai avuto problemi con nessun allenatore, ma Mister Brusa è quello con cui il rapporto è più maturo, ci si confronta spesso su tutte le problematiche che riguardano la squadra, dimostrazione questa di grande stima reciproca.
Qual è il ricordo più bello e quale il più brutto legato al calcio?
Il più bello mi viene fin troppo facile dirti la vittoria dello scorso campionato nello spareggio con il Presezzo, ma anche la vittoria contro l’Urgnano nella gara d’andata del campionato precedente. Il più brutto sicuramente quando tre anni fa fummo sconfitte all’ultima di campionato di serie B, e retrocedemmo in C. Fu una stagione maledetta, non ce ne andò bene una. In quella gara prima di entrare in campo eravamo cariche, vincendo ci saremmo quasi sicuramente salvate. Poi sul campo accadde di tutto, una pioggia incredibile, loro che scesero quattro volte e segnarono quattro goal, noi che continuammo ad attaccare, ma sembrava che la palla pesasse un quintale, non andava mai avanti. Alla fine della gara negli spogliatoi c’era un clima di una tristezza indescrivibile.
Cosa fai nella vita oltre a tirar calci ad un pallone?L’anno scorso mi sono laureata in scienze motorie, con una tesi sulle “capacità coordinative e la tecnica calcistica”, preparata anche grazie a degli esperimenti diretti sulle mie compagne. Ora sto facendo la specialistica, spero di riuscire a finire entro ottobre del 2012. Nel frattempo alleno due squadre di bambini, un’esperienza bellissima, che dà delle soddisfazioni incredibili. Li vedi imparare da zero, non solo come si gioca, ma cosa vuol dire essere una squadra, far parte di uno spogliatoio. Insomma fuori dal calcio, la mia vita è il calcio. Veri hobbies non ne ho, a parte portare a spasso il mio cane appena posso, ma il tempo per coltivare passatempi non riesco proprio ad averne altrimenti ne combinerei di ogni…
… e conoscendola non facciamo fatica a crederle!
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