In questa rubrica vogliamo presentarvi le protagoniste della nostra squadra, raccontandovi gioie, dolori, speranze di ragazze che da piccole hanno deciso che il calcio sarebbe stato parte della loro vita. E' la volta di Silvia Colombi, attaccante, dotata di grande senso del sacrificio per la squadra. Non ama le luci della ribalta, di carattere tranquillo e taciturna, tranne quando gioca l'Atalanta...
Silvia, com'è iniziata la passione per il calcio?
Da piccola mi capitava spesso di andare a trovare i miei cugini che da bravi maschietti giocavano a calcio nel loro cortile e così mi coinvolgevano. In casa mia la passione per il calcio era pari a zero e così emigravo dagli zii dove mi trovavo alla grande. Mio padre non era uno sportivo, mia mamma un po' di più e infatti fu lei a portarmi a fare un provino ad una scuola calcio di Sarnico abbastanza importante, ma chi mi visionò quel giorno, rivolgendosi a mia madre disse: "Sua figlia la porti a danza...". Per giocare in una squadra dovetti aspettare i 12 anni (in realtà avrei potuto anche prima, con i maschi, ma mia mamma non era molto informata su queste cose o forse non vedeva allora in me tutta questa passione, pertanto non ce ne preoccupammo mai), quando entrai nel Paratico, una squadra di CSI dove rimasi fino a 19 anni, fino a quando i talent scout del Franciacorta non mi videro. Lidia mi volle qui e qui sono ancora oggi. Il problema principale che si presentò fu che giocando la domenica non potevo più andare allo stadio per seguire l'Atalanta.
Da dove deriva questa passione sfegatata per la "Dea"? Ci risulta che tua abbia anche un tatuaggio dell'Atalanta.
Si è vero, sulla schiena. E' la squadra della mia città. La prima partita che vidi allo stadio fu diversi anni fa. Mi portarono le mie compagne, ad un Atalanta-Lazio, finita con un tristissimo zero a zero, ma quel giorno mi innamorai della curva, dei colori, dello stare insieme a tifare. Da allora anni di abbonamenti, trasferte. Oggi non posso più seguirla tutte le domeniche, ma appena abbiamo una pausa di campionato allo stadio non manco.
Tra le tue caratteristiche principali c'è il grande sacrificio per la squadra. Quali secondo te sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti deboli come attaccante?
So di essere un'attaccante atipica: preferisco il lavoro oscuro per la squadra che segnare io a tutti i costi, anche se a volte questo può essere un mio difetto. Non sono un'egoista e neppure tanto maliziosa da cercare il fallo, il rigore ecc. Uno dei miei punti forti è il gioco di prima, ma spesso ne abuso anche quando potrei tenere di più la palla, pertanto è una caratteristica che a secondo dell'azione può tramutarsi in un handicap.
Quali sono il ricordo più bello e quello più brutto legati al calcio?
Il più bello sicuramente lo spareggio con il Presezzo dello scorso campionato, anche per la cornice di pubblico incredibile che ci fu quella sera.
Fu emozionante anche quando vincemmo con la Triestina nel 2006 e salimmo in B per la prima volta. Tra l'altro in quella gara entrai nel secondo tempo e segnai, ma Calcinate rimane comunque il ricordo più bello. Giocammo davanti a 500 persone, metà delle quali nostri tifosi con bandiere, fumogeni, striscioni, cori, insomma un'emozione unica. Il ricordo più brutto fu sempre in quella partita, quando il Mister mi fece uscire a dieci minuti dal termine del primo tempo. La delusione durò pochissimo, al rientro in campo delle mie compagne nel secondo tempo pensavo solo a tifare per loro, ma in quel momento mi sentii davvero demoralizzata. Poi un altro brutto ricordo è sicuramente l'annata 2008-'09, dove dalla B retrocedemmo. Fu una stagione storta.
Cosa fai nella vita oltre al calcio?
La mia giornata si divide così: al mattino lavoro con mio papà, abbiamo una società di servizi nel settore
delle guarnizioni. Al pomeriggio invece faccio la segretaria per il Sarnico Calcio. E' un centro di formazione sportiva gemellato con l'Inter. In precedenza la convenzione era con l'Atalanta e questo un po' mi rosica. Sono a contatto con tutte le squadre, dai bambini alla prima squadra e devo dire che è bello vedere crescere i piccoli dalle giovanili e diventare grandi. Ogni tanto riesco a seguire gli allenamenti e le partite dei più piccoli. Infine nel restante tempo faccio la cameriera in un ristorante a Paratico dove lavorano anche altre mie compagne del Franciacorta.
Hai altre passioni oltre all'Atalanta?
Beh in realtà non mi resta molto tempo per fare altro. Mi piace preparare i biglietti d'auguri personalizzati, è l'unica vena artistica che ho. Una volta ho provato a fare dello sci nautico, mi piaceva, ma anche quello è uno sport che si pratica soprattutto nel weekend e per me il weekend vuol dire calcio prima di tutto. E poi ci sta anche riposare ogni tanto no?
Eccome! Riposati Silvia che poi la domenica devi macinare i chilometri sul campo...
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