In questa rubrica vogliamo presentarvi le protagoniste della nostra squadra, raccontandovi gioie, dolori, speranze di ragazze che da piccole hanno deciso che il calcio sarebbe stato parte della loro vita.
Questa settimana abbiamo fatto due parole con Maria Grazia Pelizzari, una vita da mediano, gran cuore, una riflessiva e misurata lavoratrice in campo e fuori, che non si tira mai indietro quando c'è da scatenare l'inferno, anche in pista da ballo.
Vuoi raccontarci com'è nata la passione per il calcio?
Penso che me l'abbia innanzitutto tramandata mio padre che da giovane ha giocato a livello dilettantistico. Da piccola avevo provato anche altri sport: judo, pallavolo, nuoto, ma quando arrivavo a casa mi fiondavo in strada a giocare a calcio con i miei vicini, fino a quando non ho poi iniziato a giocare seriamente. Il primo anno con i maschietti e poi ho iniziato subito a cercare una squadra femminile prima a 7 e dopo alcuni anni a 11.
Anni fa hai avuto la fortuna di assaporare la serie A. Puoi parlarci di quest'esperienza?
Si, ho giocato nell'ACF Bergamo, squadra nella quale militavano anche Melania Gabbiadini e Venusia Paliotti. Sono stati i due anni più importanti e belli della mia vita calcistica, soprattutto per l'esperienza che mi sono fatta e quello che ho imparato. Facevamo quattro allenamenti alla settimana e avevamo un tecnico molto bravo. Confrontarsi con le squadre di serie A mi ha permesso allora di crescere molto come calciatrice, tant'è che fui convocata un paio di volte in nazionale under 21 e quello penso che sia stato il punto più alto della mia carriera sportiva. Poi purtroppo la società fallì e le giocatrici finirono divise in altre squadre.
In quali altre squadre hai giocato?
Il primo anno che ho giocato a 11 è stato nel Segrate, nella squadra primavera, poi l'ACF Bergamo, dove anche lì ho fatto la spola tra la primavera e la prima squadra. Con la scomparsa della società andai alla Pro Bergamo, la società di Beppe Cesari che oggi è diventata Brescia Femminile. Poi Castrezzato in C e quindi Franciacorta dove ho fatto due anni in B. In seguito per sei mesi ho fatto parte del progetto Erasmus a Londra, dove ho avuto l'opportunità di giocare nella second division inglese con l'Anfield Town Ladies. Tornata dall'Inghilterra ho fatto mezza stagione a Urgnano e poi sono tornata al Franciacorta.
Addirittura anche un'esperienza nel calcio inglese, vuoi raccontarcela più approfonditamente?
Un'esperienza unica, hanno una mentalità e un approccio all'allenamento e alla partita completamente diverso dal nostro. Là facevamo un allenamento alla settimana di un'ora, ma in campo le mie compagne sembrava si fossero allenate per due ore tutti i giorni. Le inglesi entrano in campo con una convinzione, una grinta, una determinazione incredibili. Le motivazioni le trovano interiormente, non perchè hanno svolto allenamenti particolari. Anzi spesso capitava che quelle che giocavano la partita non avevano partecipato neppure all'allenamento settimanale, eppure non c'era differenza in campo tra chi si allenava tanto o poco, in campo si dava tutto sempre e comunque.
Il tuo ricordo più bello e quello più brutto legati al calcio...
Il più bello è stato la vittoria del girone lombardo di serie C dello scorso anno, anche perchè è stata per me la prima volta in cui ho vinto un campionato, un'emozione fantastica, ma anche quando il presidente dell'ACF Bergamo mi chiamò al telefono per comunicarmi la prima convocazione in nazionale, anche quello fu un momento unico. Il più brutto ricordo invece è legato ai sei mesi fatti con l'Urgnano due anni fa. Per me un periodo nero, non riuscii ad integrarmi, non giocai praticamente mai e in più a novembre l'infortunio che mi bloccò per il resto del girone d'andata e che fù la goccia che fece traboccare il vaso. Fortunatamente nel frattempo ottenni il trasferimento al Franciacorta.
Cosa fai nella vita quando non indossi le scarpe con i tacchetti?
Due anni fa mi sono laureata in farmacia con una tesi sul "Recettore Gaba A", un recettore bersaglio di farmaci come le benzodiazepine, gli ansiolitici ecc. Ho iniziato a lavorare nel laboratorio di ricerca di neuropsicofarmacologia dell'Università a Milano. Da pochi giorni lavoro invece come responsabile dell'assicurazione della qualità per un'azienda di cosmetica.
Sappiamo però che hai una passione per la lap dance e per i servizi fotografici. Hai intenzione di far carriera nello spettacolo?
Ma... forse in un'altra vita avrei fatto la cubista o la soubrette o qualcosa del genere... In effetti sono cose un po' imbarazzanti magari, ma con le quali mi diverto molto. Recentemente ho fatto un servizio fotografico, all'inizio forse ero un po' tesa, ma se ho accettato in fondo è perchè mi piace vedermi con vesti diverse, rispetto a quando indosso il camice da lavoro o la divisa da calcio. Penso che se ho un qualcosa di bello perchè non mostrarlo? Un domani quando sarò vecchia potrò guardare le mie foto e dire "Però che f... che ero!"
Hai altri hobbies?
Mi piace molto disegnare. Quando ho finito il liceo avevo intenzione di frequentare l'Accademia delle Belle Arti a Brera. Avevo superato il test d'ingresso, che tra l'altro è molto selettivo. Mi ha scoraggiato l'impegno richiesto, rispetto alle possibilità lavorative (molto poche) che offre il campo dell'arte e così ho ripiegato su farmacia. Ma adesso che lavoro e ho più tempo mi piacerebbe riprendere in mano la tavolozza. Se dovessi fallire nell'ambito farmaceutico potrei tentare di allestire una galleria....
...e nel frattempo che vien pronta la galleria ci aspettiamo che tu continui a disegnare passaggi millimetrici per le nostre punte. VAI EMME! VAI EMME!
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Precisazione: non è vero che ho ripiegato su Farmacia perchè l'Accademia di Brera mi avrebbe impegnato troppo. Ho scelto Farmacia pensando al mio futuro lavorativo! E poi mi piacevano molto i corsi e i laboratori che prevedeva questo corso di Laurea! E'stata MOLTO MA MOLTO MA MOLTO impegnativa come Università.
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