C.S. Franciacorta

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... Chiara Belotti

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Cicety2In questa rubbrica vogliamo presentarvi le protagoniste della nostra squadra, raccontandovi gioie, dolori, speranze di ragazze che da piccole hanno deciso che il calcio sarebbe stato parte della loro vita.
Oggi abbiamo fatto due parole con Chiara Belotti, per tutti ormai "Cicety", di professione portiere, un carattere forte e deciso che ama dire quello che pensa senza nascondersi.

 

Beh, tanto per cominciare da dove arriva questo soprannome?
Tutta colpa di Nicky (Nicoletta Mazza, il capitano della squadra). Duranta la gara d'andata con il Cremona dello scorso campionato dopo una mia parata si è avvicinata e mi ha detto "Brava bella ciccettina!". Più tardi ho scoperto che da tempo mi chiamavano così di nascosto e dopo quella gara per tutti sono diventata Cicety.
Tu hai sempre giocato tra i pali o hai svolto altri ruoli in passato?
Quando sono arrivata al Franciacorta a 16 anni giocavo come terzino destro. Le ultime cinque gare di quel campionato restammo senza portiere per infortunio. Eravamo in 13 e quindi qualcuno in porta doveva pur andarci. Ho provato e dopo qualche partita Emilio (attuale preparatore dei portieri) mi disse che avevo i numeri per diventare un buon portiere e così ho continuato a ricoprire questo ruolo. Il mio ruolo preferito però resta il libero, se avessi un fisico diverso probabilmente non giocherei tra i pali.
 
Come hai iniziato a giocare a calcio?
A scuola alle elementari durante le due ore di pausa pranzo, con i miei compagni, mangiavamo in 10 minuti per poi correre a giocare per gliCicety4 altri 110. Mia mamma mi obbligava a mettere la gonna, quindi inizialmente facevo sempre il portiere, poichè correre con la gonna è impossibile. Io però volevo giocar fuori e così una volta ho tagliato la gonna con conseguente sfuriata a casa. Il giorno dopo avevo ancora la gonna, ma avevo nascosto i calzoncini nella borsa, dimenticando poi però di toglierli prima di rientrare a casa (seconda sfuriata). Allora chiesi ad una mia compagna di prestarmi i suoi pantaloncini, ma anche in quel caso c'erano problemi, poichè poi dovevo restituirglieli. Fortunatamente la maestra decise di chiamare mia mamma e convincerla a lasciarmi indossare i pantaloncini per poter giocare e da allora non ho più indossato una gonna. In seguito ho provato a giocare in una squadra maschile per due anni, ma non avevo grandi soddisfazioni, così in seguito ho abbandonato e ho provato con la pallavolo. Con la nascita del mio fratellino ho ricominciato a giocare in casa con lui, ma non avevo intenzione di riprendere seriamente, anche perchè mi vergognavo a causa del mio fisico non proprio esile. Inoltre non mi ritenevo all'altezza di una vera squadra, finchè un giorno una mia compagna di classe, figlia dell'allora allenatore del Franciacorta primavera Bettoni, non mi convinse a provare e da lì a 16 anni ho iniziato a giocare in quella che oggi è la mia seconda famiglia.
 
I tuoi genitori seguono le tue partite?
Mia mamma si, mi ha sempre seguito. Oggi un po' meno perchè, non giocando titolare il più delle volte, viene al campo e quando mi vede in panchina torna a casa. Mio padre non molto, un po' perchè la domenica preferisce seguire mio fratello che gioca nelle giovanili dell'Atalanta e poi perchè preferirebbe che io mi dedicassi di più a realizzarmi nel lavoro, un po' come tutti i padri, però gioisce anche lui dei nostri risultati positivi.
 
Il ricordo più bello e quello più brutto legati al calcio...Cicety3
Quello più bello è stato la vittoria contro l'Urgnano nella gara d'andata del campionato 2009-'10. Era una gara sentita, contro una squadra forte con giocatrici provenienti da categorie superiori che in quel momento era in testa. Abbiamo vinto al 92' una partita bellissima, dove abbiamo giocato alla grande. Credo che da lì sia nato il gruppo del Franciacorta che ancora oggi è la spina dorsale della squadra. Anche lo spareggio di Presezzo è un gran bel ricordo, ma contro l'Urgnano giocai titolare pertanto è stato un momento che ho vissuto in prima persona e che sento più mio. Dello spareggio dell'anno scorso ho comunque un bellissimo ricordo di quei due minuti che ci hanno separato dalla fine dei supplementari alla lotteria dei rigori. Fede si è avvicinata a me (Federica Massimo l'altro portiere del Franciacorta) chiedendomi dei consigli su come avrebbero calciato le nostre avversarie. E' stato un momento molto emozionante, sentivo come se Fede mi facesse prendere parte con lei all'atto finale della gara e della stagione. Il ricordo più brutto invece è molto recente: quando la società ha deciso di escludere dalla prima squadra Francesca Colosio e Giulia Baroni, una decisione che non ho condiviso. 
 
Come vivi il dualismo con Federica Massimo, che ad oggi ricopre il ruolo di portiere titolare della squadra?
Già nelle ultime sette gare dello scorso campionato, il mister mi prese in disparte e mi disse che avrebbe preferito farle giocare a Federica perchè per la sua esperienza gli dava maggiori garanzie. Non la presi molto bene poichè stare fuori non mi faceva sentire veramente parte della squadra, ma tutte le mie compagne mi sono state vicine in quel momento e le ringrazio per questo. All'inizio della stagione ho chiesto a Lidia se il mister considerava me e Fede alla pari oppure se dovevo partire già come seconda scelta. Mi è stato risposto che sia mister Brusa che Emilio ci ritengono sullo stesso piano e che andrà in campo di volta in volta la più meritevole. La prima gara ufficiale con il Brescia in Coppa Italia ha giocato lei, in un momento in cui ritenevo di essere più in forma io, pertanto non ho reagito un granchè bene. Per come sono fatta io,  farò sempre di tutto per dimostrare che posso meritare di giocare tanto quanto chiunque altra, anche se devo ammettere che Fede è veramente un portiere con la P maiuscola. Questo però non ha mai intaccato il mio rapporto con Fede che  è una grande amica, la considero la mia spalla, ci vogliamo un bene dell'anima. Lei e tutta la squadra mi saranno sempre vicine e mi aiuteranno a vivere questa cosa nel parata cicety2_208x161migliore dei modi.
Nella vita cosa fai oltre a giocare a calcio?
Lavoro come operaia in una fabbrica dove produciamo cerniere, però sono geometra e sto cercando lavoro nel campo per il quale mi sono diplomata, senza fortuna per adesso. Nel tempo libero seguo mio fratello, fa parte dei giovanissimi regionali dell'Atalanta. Io amo mio fratello.

Una sincerità sbalorditiva, quante sorelle avrebbero il coraggio di ammettere l'amore verso il proprio fratellino con tanta forza? Cicety ti vogliamo così!

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