In questa rubrica vogliamo presentarvi le protagoniste della nostra squadra, raccontandovi gioie, dolori, speranze di ragazze che da piccole hanno deciso che il calcio sarebbe stato parte della loro vita.
L'intevista di oggi ha come protagonista il portierone del Franciacorta, Federica Massimo, un nome un perchè. Il gigante buono della squadra, ribattezzata "Ragno nero di Soncino" o "Aracne" per l'abilità nel costruire una ragnatela impenetrabile tra i pali. Quando esce incontro al pallone incute paura, ma in realtà ha l'animo di una cucciolotta.
Come hai iniziato a giocare a calcio?
Ho iniziato per caso. In verità quando ero piccola ero una cestista. Il basket è stato il mio primo amore ed è tuttora uno sport che adoro. Purtroppo ebbi un problema alle ginocchia e dovetti abbandonare. Per un paio d'anni sono rimasta ferma, ma ero incapace di star lontana dallo sport. A Gallignano, una frazione di Soncino, c'era una squadra di calcio femminile a sette. Mi chiesero di farne parte e da lì è cominciata la mia storia di calciatrice. Non ho iniziato da portiere. All'inizio facevo un po' tutti i ruoli, anche se in realtà ero impiegata soprattutto come centropanchina... Poi una volta fummo costrette a sostituire il portiere titolare, provai e da quella volta è diventato il mio ruolo... purtroppo.
In quali altre squadre hai giocato?
Dopo Gallignano ho giocato a undici nella primavera del Mozzanica, prima squadra (in tutto a Mozzanica quattro anni), poi due anni nella Nuova Valsabbia e infine Franciacorta.
Si dice che un buon portiere deve essere un po' pazzo. Tu sei d'accordo con questa credenza?
Se pazzo vuol dire ragionare soprattutto d'istinto si. Tante volte mi capita di essere sicura di arrivare sulla palla e non riuscirci, ma le parate più difficili mi vengono senza pensarci, mi affido all'istinto e mi ritrovo con la palla in mano. E' un attimo e ti lanci, forse quello si può tradurre come pazzia.
Raccontaci i tuoi ricordi più belli e più brutti legati al calcio.
Il più bello in assoluto lo spareggio con il Presezzo dell'anno scorso. I più brutti quando mi sono rotta la caviglia: il recupero è stato difficile e lento. Sono stata ferma per quasi un anno ed è stato psicologicamente pesante; e anche l'anno che col Mozzanica buttammo la stagione perdendo il campionato all'ultima giornata dopo essere state in testa per tutta la stagione. Per vincere ci bastava un pareggio e invece fummo sconfitte, sbagliando anche un calcio di rigore. Fu davvero una brutta senzasione.
Tornando sullo spareggio con il Presezzo. Tu fosti protagonista nell'epilogo finale della lotteria dei rigori. Cosa provavi in quel momento?
All'inizio ho pensato "o la va, o la spacca". I rigori sono davvero un terno al lotto. Ho cercato di pensare, dato che conoscevo alcune delle ragazze che avrebbero calciato i rigori, a come avrebbero tirato, consultandomi anche con Chiara (Chiara Belotti in arte Cicety, il secondo portiere). Il primo rigore per esempio, sapevo che avrebbe tirato forte, quindi più probabilmente a chiudere ed è andata così. Poi ovviamente serve molta fortuna. Si aspetta fino all'ultimo e poi ti lanci, ma se la palla è piazzata alla perfezione è impossibile arrivarci.
A proposito di rigori calciati alla perfezione. In un'amichevole quest estate il rigore più bello, più preciso, imparabile lo hai calciato tu. Hai mai pensato di chiedere al mister di far tirare a te i rigori?
Ovvio che si, ma non vuole... mi piacerebbe, ma un conto è provare in allenamento o in un'amichevole e un conto è durante una partita importante, magari con il risultato ancora in bilico. Credo di essere troppo emotiva, probabilmente rischierei di fare una brutta figura. Mi piace calciare, giocare fuori, ma con il fisico che mi ritrovo l'unico ruolo che posso interpretare a buon livello è il portiere.
Nella vita cosa fai?
Mercoledì prossimo mi laureo in Infermieristica. Per il momento sono concentrata nello studio. Poi da febbraio usciranno i bandi per entrare al Civile di Brescia ed entrare nel pubblico è la mia aspirazione.
Hobbies?
Mi piacerebbe fare un po' tutto, ma sono talmente pigra che poi non finisco mai niente. Mi piace stare tanto in mezzo alla gente, uscire. Quest anno mi sono concentrata molto sull'Università e ho dedicato a quello tutto il mio tempo. Mi piacerebbe tornare in palestra o riprendere anche qualche sport per tenermi in moto il più possibile.
Con addosso il camicie da infermiera, o la divisa nera numero uno, una cosa è certa: Federica sei il Massimo!
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