In questa rubrica vogliamo presentarvi le protagoniste della nostra squadra, raccontandovi gioie, dolori, speranze di ragazze che da piccole hanno deciso che il calcio sarebbe stato parte della loro vita.
Abbiamo chiacchierato con Alida Ciocchi, "Ali la Gladiatrice". Una che non si risparmia mai sul campo e che non tira mai indietro il piede, anche a discapito delle avversarie che non sempre gradiscono.
Come hai iniziato a giocare a calcio?
I primi calci li ho dati in contrada. Eravamo un gruppo di ragazzi, rigorosamente maschi tranne me, che si divertiva a tirar calci al pallone contro la fontana, la Madonnina, i portoni (con annesse urla di disappunto dei vicini) ecc. Degli amici che ringrazio ancora e che ogni tanto mi seguono. In realtà all'inizio non vedevo il calcio come lo sport che avrei intrapreso. Il mio primo sport è stata l'atletica, poi mi chiesero di far parte della squadra di calcio a 7 del mio paese. Dopo parecchie insistenze provai e lì rimasi per 3 o 4 anni. E poi Franciacorta dal 2004. Sono una delle veterane del gruppo, con Silvia, Franceschina, Nicky e Chiaretta.
La tua famiglia ti ha incoraggiata a intraprendere il calcio come pratica sportiva?
Si, certo. Mio papà non mi dice mai "sei stata brava!" ci tiene sempre a correggermi e richiamarmi, ma sia lui che mia mamma quando possono mi seguono sempre e hanno sempre incoraggiato tutti e tre i figli a praticare dello sport.
Tu hai giocato praticamente in tutti i ruoli, tranne il portiere, racconta un po' questa metamorfosi.
In realtà ho fatto anche quello, in una partita di serie B, contro la Juventus. Sul 2-2 il nostro portiere fu espulso e allora andai in porta io, finì con una nostra vittoria per 3-2. Il primo anno al Franciacorta giocavo da punta, poi anno in anno mi hanno spostato sempre più indietro. Il ruolo che ho ricoperto di più in questi anni è stato centrocampista di fascia, sia destra che sinistra. Durante una stagione ho giocato centrocampista centrale, fu una scelta un po' obbligata a causa di un problema al ginocchio che mi impediva di spingere. Ritengo sia il ruolo più difficile e anche quello nel quale mi trovo meno. Mister Zanetti mi ha provato una volta come difensore e lì mi sono accorta che rendevo bene in quel ruolo. Un ruolo che ho ricoperto per tutto l'anno scorso. Il mio ruolo preferito resta però l'esterno di centrocampo. Bisogna correre molto, ma hai la possibilità di partecipare alla fase offensiva e di poter mandare in goal le tue compagne. Quando ero più veloce non avevo problemi a giocare ala, ora sono meno rapida nel breve e riesco meglio giocando dietro.
Quali sono i tuoi ricordi più belli targati Franciacorta?
Uno di questi è molto recente, vale a dire lo spareggio di Calcinate. Ma forse ancora più di quello, la prima promozione, con la gara di recupero giocata al termine del campionato contro la Triestina. Il campo di Erbusco era perfetto, a loro bastava un pareggio per ottenere la promozione, mentre noi eravamo costrette a vincere. Fu la partita perfetta. Lo stadio era pieno, non sbagliammo nulla e vincemmo tre a zero. Anche con il Presezzo fu una grande emozione. La cosa forse più bella di Calcinate era vedere così tanta gente sugli spalti, i colori di entrambe le squadre, una marea di gente che cantava e tifava, con striscioni, bandiere, fumogeni ecc. Quando Fede ha parato il primo rigore ho pensato "E' fatta, abbiamo vinto". All'ultimo rigore Fede non si era resa conto di quello che stava succedendo, appena quel pallone andò fuori ci gettammo incontro a lei come se fossimo tutte una cosa sola.
Quelli peggiori?
Quando siamo retrocesse tre anni fa. Mancavamo d'impegno, non abbiamo dato quello che potevamo e quando ce ne siamo accorte era troppo tardi. E' stato anche l'anno dove ho giocato meno anche a causa di un infortunio alla caviglia a Mestre, durante una delle prime gare del campionato. Da lì è iniziato un po' il mio declino, avevo perso gli stimoli e la voglia e di conseguenza anche il posto di titolare. Non so dirti perchè, forse il lavoro, il rapporto non idilliaco con il mister, ma la prima colpevole sono stata io: non avevo più voglia di giocare e fui vicina a smettere.
Cosa fai nella vita?
Lavoro sette giorni su sette. Sono libera professionista Geometra, in campo pubblico. Quasi sempre sui cantieri. E' dura, ma è un lavoro che mi piace molto. Da questo punto di vista mi ritengo fortunata per aver scelto una scuola che mi ha permesso di fare un lavoro che mi piace. Il periodo è quello che è, un po' pagano, un po' no... ma spero che i sacrifici siano ripagati un giorno.
Hai altri hobbies?
Mi piace la velocità. Ho intenzione di comprare una moto, ma lo farò quando uscirò di casa come ho promesso a mamma, per non darle troppe preoccupazioni. Mio padre correva nelle gare di motocross e pertanto ancora prima del pallone, si può dire che sono nata in sella ad una moto. Ne avevo una piccola già a due anni e mezzo. E l'altra mia passione è mio fratello di nove anni, il mio pupillo, guai a chi me lo tocca.
E guai anche a chi si interpone tra lei e la palla...
| < Prec. | Succ. > |
|---|









